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ARGOMENTO: Per un corretto rapporto con il disabile...

Per un corretto rapporto con il disabile... 11/06/2012 10:43 #78

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Suggerimenti utili per comunicare ed eventualmente aiutare una persona disabile

Le difficoltà per un disabile

Chi nasce con una menomazione ha davanti a sé una vita completamente diversa da quella di una persona normale.
E anche chi in seguito ad infortunio o malattia perde un arto oppure accusa paralisi o difficoltà di movimento, spesso si trova improvvisamente in una situazione del tutto diversa: ciò che prima poteva fare con disinvoltura diventa ora difficile o deve essere imparato da capo.

Per le necessità quotidiane deve dipendere dagli altri; forse deve addirittura lasciare la professione o cambiarla.
Molti non possono più prendere parte alla vita sociale: gli amici si allontanano, la cerchia dei conoscenti si dirada, in pubblico danno nell'occhio, vengono considerati un fattore di disturbo e si sentono esclusi, alcuni vengono persino tenuti ben nascosti.

Gli handicappati devono imparare a vivere con il concetto che la gente normale si fa di loro: esseri anormali, scomodi e inetti, improduttivi o dalle prestazioni ridotte, esseri che dovrebbero adattarsi al mondo dei sani, "accettare" il proprio destino, essere lieti di poter fare qualcosa, essere sempre concreti e riconoscenti.
Quest'opinione assai diffusa induce molti handicappati a perdere il senso del proprio valore. Alcuni giungono persino ad asserire che è la gente normale a creare l'handicappato.

La perdita di autonomia

La dipendenza è la sorte di molti handicappati obbligati, purtroppo, a ricorrere all'aiuto di terzi. E più l'aiuto di terzi si fa indispensabile, più l'handicappato si sente nelle loro mani. Spesso non a torto. Infatti, benché molti handicappati siano perfettamente sani di mente, più o meno si dispone di loro: parenti o amici decidono, regolano ogni cosa, pensano e agiscono per loro. Così trattato, l'handicappato si fida sempre meno delle sue capacità e perde sempre più autonomia.

Vivere in vetrina

Tra i problemi maggiori che un minorato fisico deve affrontare c'è la curiosità della gente. Vi sono persone che lo additano senza alcun riguardo, ne parlano in tram, sul bus o al ristorante, ne commentano il comportamento, l'aspetto e persino il valore nella società. Per l'handicappato sono tutte esperienze avvilenti: ciò che le persone normali chiamano "guardare", nel minorato fisico suscita la sensazione di sentirsi "fissato". Per le persone normali non è facile da capire: un atteggiamento di commiserazione troppo evidente o avvertibile, per quanto sincero sia, ferisce molti handicappati e li fa sentire esseri inferiori.

Parecchi sono allergici a questo sentimento. Non lo considerano una partecipazione alla loro sofferenza, ma soltanto un comportamento di circostanza delle persone normali. Alcuni handicappati affermano addirittura che la repulsione è più facile da sopportare della compassione. Su questo punto bisogna cercare di comprenderli. Nessuno ha compassione di una persona nelle sue stesse condizioni, del suo stesso valore. Si compiangono gli svantaggiati, i meno abbienti, gli sconfitti. La commiserazione ha spesso l'effetto di un'elemosina.

Non tutela, ma aiuto sincero

Aiutare è una virtù. Chi aiuta per soddisfare la propria vanità e per erigersi a tutore del prossimo è in errore. Aiutare non significa eliminare tutte le difficoltà, bensì fare ciò che l'handicappato non può fare da sé. Se, per esempio, una persona su una sedia a rotelle ha qualche difficoltà a spostarsi, non si deve semplicemente spingerla, in quanto la reazione dell 'handicappato potrebbe essere piuttosto aggressiva. Anche un cieco non deve essere preso unicamente per un braccio e "portato" di là dalla strada. Chi intende aiutare un handicappato deve possibilmente lasciargli la facoltà di scegliere e di decidere come meglio crede. I migliori "soccorritori" sono coloro che riescono a mettersi nei panni dell' handicappato e a ridurre il più possibile o addirittura a eliminare la "distanza" tra loro e l'assistito.

La menomazione non è sempre visibile

Molti handicappati non presentano una minorazione visibile. Sono i deboli di vista, i balbuzienti, i deboli di udito, gli epilettici, gli ammalati cronici e molti altri. Non volendo essere considerati handicappati, tentano spesso di mascherare o addirittura di nascondere la propria menomazione.
I deboli di vista si comportano come se ci vedessero normalmente, i deboli di udito come se sentissero tutto, i balbuzienti si limitano alle parole che possono pronunciare senza difficoltà.
Ognuno di loro deve pagare a caro prezzo un simile comportamento, in quanto vivono nel continuo timore di essere "scoperti". E poiché evitano qualsiasi contatto, corrono il pericolo di restare isolati dalla società.
Coloro che sono afflitti da menomazioni non palesi provano un gran sollievo quando incontrano persone che dimostrano comprensione per la loro menomazione.

Una differenza fondamentale

Tra l'essere handicappato dalla nascita e il diventarlo in seguito a malattia c'è una grande differenza.
Colui che, per esempio, è cieco dalla nascita è molto più svantaggiato di chi è stato colpito da cecità più tardi, in quanto è privo di qualsiasi impressione ottica. Deve crearsi un proprio concetto dei colori, delle forme, dei materiali, di qualsiasi cosa. D'altro canto, sviluppa sensatamente gli altri sensi.
Acquisisce, tra l'altro, un equilibrio più accentuato, un udito più fine e un tatto eccellente. All' handicappato dalla nascita, però, molte cose riescono più facili. Non deve cambiare abitudini né vivere con l'idea fissa di ciò che ora può fare solo in parte o non fare del tutto.
Non deve rinunciare al posto di lavoro o temere di perdere la cerchia degli amici. Da quando è al mondo vive con la sua menomazione e vi si conforma.

Quale rapporto con i disabili?

Non aiutate mai senza chiedere


La frase che segue è talmente importante da meritare il grassetto: Chi vuole aiutare un handicappato deve sempre chiedergli prima se lo desidera.

Molti handicappati hanno conservato o raggiunto un elevato grado di autonomia. Sono fieri di essere il più possibile indipendenti.
Appunto per questo non apprezzano l'aiuto non richiesto e si sentono sminuiti, sottovalutati, posti sotto tutela.
Interpellateli quindi ogni volta prima di aiutarli. Fatelo in modo da lasciargli la possibilità di rifiutare, dicendogli, per esempio: "Posso aiutarla o ci riesce da solo?"

Siate il più possibile naturali e aiutate senza dare nell'occhio


In fondo, ogni handicappato desidera la stessa cosa: essere trattato come una "persona normale". Con la maggior parte il rapporto è quindi molto facile: basta trattarli con naturalezza e direttamente, considerandoli sul nostro stesso piano. Non è affatto necessario dar loro buoni consigli: conoscono i propri limiti e le proprie possibilità.
Nessun handicappato ama l'aiuto ostentato. Non apprezza che tutti gli utenti del tram o i clienti di mezzo ristorante gli rivolgano l'attenzione: di solito è già osservato anche più del necessario.

Molti disabili sanno fare più di quanto si creda

Molte volte l'handicappato viene sottovalutato: si tende ad aiutarlo eccessivamente oppure si preferisce, perché manca la pazienza necessaria, fare rapidamente tutto in sua vece.
Ciò lo deprime, in quanto anche l'handicappato ha bisogno, proprio come la persona normale, di risultati positivi. Una grande necessità: il contatto umano
La possibilità di partecipare alla vita sociale è per gli handicappati la terapia più efficace e più sicura.
Pure loro amano divertirsi, fare qualche festicciola e avere amici: sono felici se sentono di non disturbare, anzi di essere i benvenuti.
Se, quindi conoscete qualche handicappato, invitatelo a casa vostra, oppure a fare una passeggiata o una gita in auto.
Andate eventualmente a trovarlo per passare insieme un'oretta. Per strada, scambiate con lui quattro chiacchiere. Accompagnatelo a una manifestazione, per esempio a una partita di calcio o ad un concerto.
Una cartolina, una lettera, una telefonata, un allegro "ciao" per la strada possono già aiutarlo a fargli perdere il timore che tutti lo evitino.

Un forte incentivo: il riconoscimento

Anche le mani più deboli desiderano essere utili, fare qualche lavoro, produrre qualcosa. Troppe persone sane
fanno purtroppo pesare agli handicappati tutta la loro incapacità. Ciò è errato e può essere fatale. L'handicappato deve acquistare fiducia nelle proprie capacità. Questo si può ottenere considerando più i risultati positivi dei negativi. Non lesinate quindi il vostro riconoscimento al minorato che riesce in qualcosa. Mostrategli la vostra gioia quando vi regala un oggetto fatto da lui. Dimostratevi interessati quando vi parla dei suoi progetti.

Quando l'aiuto viene rifiutato


Può accadere che un'offerta di aiuto con la miglior intenzione venga rifiutata, a volte addirittura in modo brusco. In tal caso, i più si indispettiscono; qualcuno dice persino: "Non mi capiterà una seconda volta" e si guarda bene dall'offrire ancora il proprio aiuto. Chi però riflette, giunge a tutt'altra conclusione. In fondo si dovrebbe essere lieti se un handicappato riesce a cavarsela da solo e osa dirlo: infatti, tutto quanto fa da sé lo aiuta a migliorare. Si dovrebbero d'altronde, capire anche gli scatti d'ira o la suscettibilità degli handicappati, tanto più che neppure le persone handicappate reagiscono sempre con ponderazione. Anche se il vostro aiuto viene rifiutato, non tiratene quindi subito le "conclusioni". Continuate a prestarvi ogni qual volta risulti necessario.
Davide D.
Staff "Diversamente Bergamo"
www.diversamentebergamo.it
Tel. 035.0666.288
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